Britannica è la via

Per cercare un break dal logorio della vita moderna mi sono ritrovato a Bristol a dormire su di un materassino gonfiabile da campeggio, in condizioni igieniche discutibili.

Una sera il buon Steven, l’aggancio nella terra del caffè annacquato, propone a Franco Pizza e a me di seguire Lapadrona (di casa) ad un concerto in una sorta di pub. Interessati, e in più non avendo il proverbiale cazzo da fare, si va.

Breve premessa…Bristol appare come una cittadina molto viva dal lato musicale ed artistico. Sarà che il degrado e il relativo disagio è notoriamente di stimolo allo spirito artistico, camminando su e giù per le vie (letteralmente su e giù: pendenze del 25%) si vedono molti pub che propongono musica live. Il tutto immerso in quell’aria British che fa figo. Anzi in quell’aria da periferia British che fa figo: tossici, nuovi ed ex yippies, giovani disagiati e alcolizzati che convivono come in un pacifico eden. Poi ci sono un sacco di locali: pub più o meno stilosi, più o meno tradizionali, moderni,  bettole, da yuppies, da studentelli…puttanai (ma questa è un’altra storia)…

Quindi si può immaginare che noi stranieri avessimo anche qualche aspettativa a riguardo. Se non altro, curiosità di dove saremmo stati portati. “Folk House”. E si possono immaginare anche le nostre facce quando, dopo incomprensioni al telefono, attraversato un di corridoio tra due locali ci troviamo di fronte ad una sorta di patronato. “6 pound? Me li bevo piuttosto”. Ma ormai sgancio e con una croce fatta con un evidenziatore verde sulla mano, entriamo.

Eravamo lapadrona, il figlio molesto di 15 anni, la coinquilina cinese, Steven, Franco ed io. Lapadrona ed il figlio conoscono la cantante dei “Bimbo Spam“, che poi si esibirà, e che è il motivo per cui ci hanno portato qui e ce la presentano. La nostra familiarità con le relazioni interpersonali internazionali ci porta a rispondere con cenno del capo ed un cortese “hi” da distanza siderale. Stranamente al patronato servono anche alcolici (siamo in Inghilterra per qualcosa). Noi tre optiamo per una birra, che ci aiuti ad attutire il paccone. Si va sul tavolo libero in fondo alla sala. Pian piano scopriamo che gli altri presenti sono quelli che andranno ad esibirsi, più quelli che sospettiamo essere i rispettivi parenti. Inizia ad insinuarsi tra noi (noi tre, lapadrona è quella che ci ha tirato dentro) il pensiero di essere i soli ad aver pagato.

Tutto questo per dire che la serata in reltà si è rivelata quasi una figata (forse sto esagerando). Ok, non capisco un cazzo di musica: mi basta che mi mettano una chitarra acustica, due parole lamentate in inglese, in modo che non comprenda il significato, e credo che sia ottima musica cantautorale. Ma in fondo è stato piacevole: prima un duetto femminile, chitarra+cantante alcolizzata, poi un cantautore in tenuta da lavoretti domestici, una tipa con delle adorabili treccine, i Bimbospam, un altro cantautore con un cappello alla Vinicio Capossela e la resident band con un “moro” che faceva la batteria con la voce; 4-5 canzoni a testa, in un’atmosfera familiare, più un paio di attori con dei monologhi, il tutto per una cinquantina di presenti.

(Si scoprirà in seguito che The Folk House è un centro culturale che organizza corsi d’arte di vario tipo.)

(le scarse capacità non aiutano le povere tecnologie)

La tipa dalle adorabili treccine, al secolo Suzy Condrad, per un orecchio esperto forse non era la migliore, ma è quella che mi è piaciuta di più. Non solo per le canzoni…ma anche per il suo: “Umm…adesso cosa canto?!…”. Era sorridente, andava a salutare tutti i suoi amici, il suo fare un po’ “così”…e le sue adorabili treccine. Sì, mi sono innamorato (anche quella sera), e più volte per la verità: c’era una angelica violoncellista bionda, una top model con i capelli corti e poi l’aria straniera fa sempre apprezzare di più il bello che c’è in ognuna. Anche nella vecchia che, nonostante le probabili deficienze alle anche, nel trasporto della serata per poco non si sedeva in braccio al suo uomo, in andropausa (probabilmente erano i nonni di qualche musicista). No, lei no. Ma il mio amico Franco non sarebbe del tutto d’accordo.

Lucio

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Informazioni su lucio

realizzerò il mio sogno: diventare scrittore, un po' bohemien.... innanzitutto aprirò un blog, parlerò della vita...solo che lo gestirò da sotto un ponte con la wireless scroccata a qualche buon vicino cyberdeficente...ovviamente nell'attesa di riuscire a scrivere un grande romanzo, IL grande romanzo di formazione che l'ottocento non ha dato all'Italia...tentativo che non si concluderà. poi un giorno prenderò su le mie scatole e non so come racimolerò i soldi per andare nei caraibi (magari su di una botte ben ingrassata) ed aprire un bar, anzi un internet cafè sulla spiaggia...dove si ritroveranno tutti i miei amici surfisti a parlare di quando arriverà l'onda perfetta...e poi coi vecchi del posto a far discorsi sui tempi che son cambiati. diciamo che punto ad arrivare ai 27 anni, poi se son diventato qualcuno, dovrei morire tragicamente. ma siccome dovrà fallire anche il mio fallimento,scamperò ancora qualche anno... la data utile successiva sarebbero i 33 anni, ma ovviamente mi andrà male perchè probabilmente perirò il giorno prima, ma non nell'agguato che mi sarà teso per questioni di droga (che esporterò in florida con il monoplano di fabbricazione sovietica che mi sarò procurato), ma poco dopo, andando a minacciare il direttore del Mc D. (aperto in concorrenza con il mio baracchino), scivolando sul pavimento bagnato non avendo visto il segnale "wet floor". dalla mia storia quentin tarantino ne vorrà fare un film. sarò impersonato, anziché da un ancor valido bruce willis, da uno dei tanti tappi, sfigati, appartenenti a scientology. un fiasco. magari scampo. e finalmente potrò fare quello che ho sempre voluto (l'ho già detto?!): il vecchio pensionato. ogni mattina in giro per il paese a controllare i cantieri. andare in biblioteca, a prendere la cioccolata calda alla macchinetta,a far suonare il cellulare mezz'ora prima di rispondere a voce alta dicendo che non sento nulla e che han sbagliato numero, a monopolizzare i quotidiani in consultazione. poi al bar del quartiere, dove mi chiameranno "l'avvocato", per il giro dei bianchetti e qualche partita a scopone. d'estate, ovviamente, le bocce.
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