Esterofilia rugbistica

Il team di rugby di Forza Nuova poco prima di un incontro

Il team di rugby di Forza Nuova poco prima di un incontro

Da Bastian contrario come nacqui e sono, coltivo pervicacemente un certo snobismo, quello che porta tizi della mia schiatta a sputare sentenze del genere: “il rugby è uno sport di gran lunga migliore del calcio: è per gentlemen, strateghi, per quanti vogliono lottare fino alla fine. Il calcio è pieno di fighette strapagate, va bene per gli idioti”.
Lo dico, al di là della posa (che c’è, e me ne vanto), con una certa convinzione, ma anche con una certa sincerità. E’ molto semplice: io con il calcio mi ci rompo le palle. Lo trovo noioso. Fino ad una certa età pensavo che fosse così per lo sport in generale, ma mi sbagliavo. Ho scoperto di saper apprezzare le partite di basket e ancora di più gli incontri di hockey. Seguo con una certa soddisfazione persino il curling.
Ma solo una partita di rugby la ritengo interessante da in cima in fondo. Scozia – Galles, ad esempio. Non mi frega di nessuna delle due squadre, non c’è la minima partecipazione emotiva. Uno dei due team era peraltro evidentemente fuori forma, e la partita è stata decisa pressoché subito. Nonostante questo non ho mai sbadigliato: il tecnicismo sincronico che ha portato alla meta di Jones, l’orgoglio Patterson, una partita giocata per 80 minuti, cosa che è abbastanza la norma in effetti.
Insomma, capita che se qualcuno mi chiede se mi interesso di sport rispondo: “Seguo, un po’, il rugby”. “Ah, capisco – è di norma la risposta – anch’io dò un’occhiata quando gioca l’Italia”.
NO.
Non voglio saperne nulla dell’Italia. Non mi interessa. Cioè, posso anche seguirla, d’altronde è pur sempre una partita di rugby, con una squadra un po’ scarsa. Anche se vorrei eliminare – potendo fisicamente – i cronisti che seguono l’incontro. Quelli che mi ammorbano con pareri – per nulla tecnici – assolutamente non richiesti tipo: “I nostri sono in forma”, (speranzoso): “E’ un’Italia che c’è la può fare, deve assolutamente crederci, non può mollare adesso”.
Vizio assai tipico, un po’ come quando gioca la statale di calcio, vince e l’anchorman al tg apre “Abbiamo vinto contro il… che ne so… Brasile” tutto contento. Roba che mi fa venire in mente la politica della BBC durante la seconda guerra mondiale, quando ai reporte era fatto divieto dire “i nostri soldati” e si dovevano limitare a “le truppe britanniche”, per risultare più imparziali. Ecco, l’esatto contrario.
L’unica cosa buona dell’Italia nel (ora) Sei Nazioni è che La7 trasmette le partite. Certo può esserci stima, per qualche giocatore: Bergamasco (Mauro) e il vecchio Lo Cicero, finché giocava, tralasciando l’oriundo di turno.
La questione è anche di principio: il torneo si chiam Sei (o Cinque, o Quattro) Nazioni. Gli anglosassoni (e celti) sanno bene cosa significa “nazione”. Infatti giocano Scozia, Galles e Inghilterra. L’Irlanda (caso unico nello sport) gioca tutta unita, Eire e Ulster, perché la nazione irlandese, divisioni politiche a parte, è tradizionalmente considerata una.
Italia e Francia non sono che parodie di questo concetto, forse troppo raffinato per la mentalità centralistica continentale. I due oggetti ottocenteschi partecipano con una squadra unica e patriottarda (qualcuno fa notare che a differenza dei loro colleghi calciatori sanno il rispettivo inno nazionale: un bel chissenefrega?). La Francia, passatemi il rigurgito nazista, deve ovviamente schierare tanti negri, altrimenti che Francia è? (Chiarisco: nessun problema se lo fa il Sudafrica, che di colore ha l’80% della popolazione, ma la Francia che ne ha il 6% deve avere un terzo della squadra colorata).
Se l’Italia è stata ammessa al torneo, lo deve inoltre (rigurgito leghista) alle tradizione rugbistica veneta, che rifornisce, argentini a parte, tre quarti della squadra statale. Insomma il Veneto sarebbe forse stato in grado da solo di ritagliarsi un posto tra le il gotha della palla ovale, un posto perdente, visto il divario con gli avversari, ma a differenza di Scozia e Galles non è una nazione, pare.
Rugbisticamente, il mio cuore è tutto verde e ha la forma di un trifoglio.
Se Dio vuole, l’Italiasseddesta ne prenderà una caretà domenica prossima al Flaminio, con la rassegnazione contrita degli speaker dell’istituto Luce. Rischierò l’impalamento, ma avverto il lettore: nell’eventualità, io godo.

Ors

Tempo di stesura: 20 minuti.

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3 risposte a Esterofilia rugbistica

  1. Simone ha detto:

    sai, io non ho mai capito una cosa del rugby, un dettaglio che sono convinto tu saprai spiegarmi (a differenza di piccinino molti anni or sono): perchè è ammesso che una squadra “nazionale” sia composta da giocatori non necessariamente cittadini? in base a quale spirito, a quale mentalità o contingenza?

    ti lascio questa bella sentenza che ho trovato tempo fa in un articolo che parlava male del’inter. mi è piaciuta e me la sono segnata nei Promemoria simil-post-it di mac os, accanto a Proverbi 2,1-9. il giornalista la attribuiva a oscar wilde, ma ho i miei dubbi…
    « Rugby is a beastly game played by gentlemen; soccer is a gentleman’s game played by beasts; football is a beastly game played by beasts ».

  2. invisig0th ha detto:

    L’unica volta che ho tifato per l’Italia è stato nell’esordio con l’Inghilterra (per ovvi motivi). Naturalmente poi hi tifato Irlanda e simpatizzato per la Scozia.

    Bel post, comunque.

  3. Balandran ha detto:

    Mi è sembrato di leggere i miei pensieri (“che strano, pensavo di non avere un blog”).
    Alla fine, con la dichiarazione d’amore all’Irlanda ho capito: se l’avessi scritto io, avrei inneggiato al dragone rosso! 😉

    Per Simone: quella frase è proprio di Wilde.

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